Crisi finita? Il pericoloso proclama di Cremona

Crisi finita? Il pericoloso proclama di Cremona

Il discorso pronunciato da Emma Marcegaglia solo 3 ore fa di fronte alla Confindustria Cremonese traccia un punto di svolta nell’epopea della crisi 2008-2009. ‘E’ rallentato il crollo degli ordinativi’, ha annunciato la giovane e brillante presidentessa mantovana di Confindustra, ‘Si prevede una lenta ripresa a partire dal Luglio del 2010. Le misure prese dai governi, anche dal nostro, hanno funzionato. Alla gente gli interventi hanno dato fiducia nelle istituzioni finanziarie che si sono mosse.’

Tutti ci auguriamo che sia così anche nella realtà. Che le centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione possano vedersi presto arrivare una busta paga degna di questo nome. Che le centinaia di migliaia di precari a cui non è stato rinnovato il contratto possano tornare a lavorare. Che finisca il drammatico travaso di lavoratori ex dipendenti nella voragine senza fine del lavoro nero.

Peccato però che non tutti gli analisti finanziari siano concordi con le parole rassicuranti espresse da organismi di tipo politico, quali i governi e le confederazioni datoriali. Anzi, sia nel Fondo Monetario Internazionale che nella Federal Reserve, organismi che rappresentano il gotha dell’economia liberista mondiale, esistono diverse voci che invitano alla prudenza.

Chi non conosce a fondo il significato mediatico di certe dichiarazioni, potrebbe pensare a una coincidenza, una ‘sparata’ da parte della Marcegaglia. E invece c’è dell’altro. La Confindustria Italiana ha scelto data e luogo per dei motivi precisi. Innanzitutto la Confindustria cremonese è una delle più antiche, conservatrici e attive organizzazioni padronali italiane. Da Cremona partirono, fin dal 1920, le milizie pagate dagli industriali per assaltare le leghe contadine locali. Tra i fasci di combattimento più attivi, le spedizioni di Cremona meritano una menzione particolare. Furono cremonesi gran parte dei militi che si riunirono nei primi anni 20 per andare a punire le organizzazioni popolari di Parma che reagirono con le vittoriose barricate dell’Oltretorrente.

Oggi a Cremona è presente una determinata opposizione a una serie di devastanti ‘grandi’ opere, avallate da tutti i partiti e sindacati in coro, che saccheggeranno un territorio rimasto miracolosamente quasi indenne dallo scempio industriale. Si contano in breve due discariche di amianto, due autostrade, due ponti sul Po. Un raddoppiamento illegale di un’acciaieria, capitanata (guarda caso) dal Cavaliere Arvedi, presidente della locale squadra calcistica. In un’area di quattro comuni Solarolo Rainiero, Martignana Po, San Giovanni in Croce, Gussola, è prevista la costruzione di due centrali a etanolo, due megacave di sabbia, una tangenziale, due autostrade, un ponte sul po con enormi piloni di cemento armato, con tutto il corollario di ‘necessarie’ ricadute ambientali su un territorio a (ex?) vocazione agricola.

Diventa evidente proprio nella ricca Cremona il ricatto. Volete i posti di lavoro? Allora zitti, noi sappiamo come si fa a crearli. Non volete finire tutti precari? In cambio ci date la vostra qualità della vita, il vostro ambiente, se no…

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